Visto che ormia da 8 anni vivo a Pisa e che la maggior parte dei miei lettori frequentano o conoscono l’ambiente pisano; ho dciso di raccontarvi una curiosità che motlo probabilmente non tutti conosocno ma che avvolge di mistero un paesino vicino Pisa.
Giovanni Princi, meglio conosciuto come il "Rosso della Paola", morì il 16 dicembre 1922 nel Carcere del Castello dei Vicari di Lari. Il giovane bracciante agricolo di quarantuno anni era figlio di Luigi Princi e Paola Giannessi. Ancora scapolo, fu tradito dalla sua avversione al regime fascista. Varie sono le azioni, mai particolarmente violente, da lui condotte contro i fascisti di cui la tradizione orale larigiana ha ancora memoria. Fu proprio una di queste a farlo arrestare e condurre nel carcere di Lari dove sarà sottoposto ad interrogatorio. Era il 15 dicembre 1922 quando il Princi oltraggiò un gerarca del regime fascista. Che cosa sia avvenuto quella notte tra il 15 ed il 16 dicembre del 1922 è ancora avvolto da fitto mistero.
(continua…)
Quando trovo un secondo di tempo in più rispetto alle classiche mattinate super incasinate mi posso dilettare anche nella micro-scazzo scirttura invece che al copia e incolla professionale!! 
Pertanto stmani vi scrivo un famoso detto Elbano!!
Molti di voi mi avranno sentito dire spesso:- Aguanta una maglia!
Questa è una delle tante frasi tipiche Elbane o forse addirittura della toscana marinara.
Si è soliti rispondere con:- “Aguanta una maglia” ogni volta che qualcuno sta esagerando o pretende troppo; come a voler intendere “stai tranquillo, aspetta un attimo, non esagerare, tranquillizzati”.
L’origine della farse è molto semplice e deriva diretamente dal gergo marinaresco: ogni volta che un’ imbarcazione viene ormeggiata all’ancora, si usa dire “aguanta” per intendere “recuperare/tirare” mentre si dice “fila” nel caso si voglia lasciare/mollare catena dell’ ancora in acqua.
La maglia invece è un modo rapido per dare un unità di misura alla lunghezza di catena dell’ancora da tirare o mollare; pertanto con “aguanta una maglia” si intende dire “recupera un pochina di catena dell’ancora”.
Si usa quindi questo detto ogni qual volta uno si sia lasciato troppo andare, abbia esagerato o si stia allargando troppo dal proprio “seminato” e pertanto come se avesse fatto un ormeggio troppo blando, troppo “lasco”, gli si consiglia di tirare almeno una maglia della catena così da rientrare nel proprio seminato; in toscana spesso si usa dire “stai nel tuo”.
Chiunque abbia passato un pochino di tempo a Porto Azzurro avrà notato uno strano fenomeno; i Longonesi sono soliti dire a mo di esclamazione:- Dillo a me! disse Gommone!
Cercherò di raccontarvi da dove viene fuori la famosissima frase.
Gommone è un muratore di Porto Azzurro, un bel giorno mentre girava con il suo furgone bello carico di attrezzi del mestiere fu fermato dai carabinieri.
-: Favorisca patente e libretto perfavore.
-: Ecco il libretto, la patente me la sono scordata………
Il carabiniere compie il classico giro intorno al furgone e torna da Gommone.
-: Lei non ha Patente, la revisione è scaduta, le gomme sono liscie, il furgone è stracarico………MA SI RENDE CONTO CHE C’E’ L’ARRESTO!!!!
Gommone impassibile rispose-: De! Dillo a me!! Tanto un lo so!!
Il carabiniere rimase talmente perlpesso che mandò via Gommone senza fargli nulla!!
E da quel giorno a Porto Azzurro non si dice più semplicemente dillo a me ma DILLO A ME! DISSE GOMONE!!
Era una splendida mattinata di Luglio, un ignaro tedesco scendette verso la siaggetta di pomonte, bellissimo paesino dell’Elba, molto occidentale ma poco occidentalizzato.
Giunto sulla spiaggia l’allegro vacanziere, guardando il bagnino, esclama:- Goodmorning….!!
E il bagnino, decisamente sfavato:- Ma che Gommoni e Gommoni!! O un lo vedi che so barche a Vela!!
Ed anche per questa settimana vi ho regalato una perla di saggezza Elbana…….
Capita spesso che mi trovi a raccontare qualche aneddoto o storiella elbana ai miei amici; ho pensato quindi di riportarne uno a settimana sul blog, in modo tale da continuare a farci due risate……….
Detto: Ha fatto come il cane di vincenzino!
Questo detto è un famoso detto Longonese e si usa quando qualcuno dopo un esperienza poco piacevole o stancante, non si fa più vedere onde evitare che gli ritocchi.
Vincenzino era un ometto di Porto Azzurro che con altri paesani portava l’uva raccolta sull’isola a Piombino per venderla al mercato. Spesso portava con se un canino, suo grande amico; un giorno partirono da Longone di mattina presto per andare a Piombino. Al tempo il pranzo dei marinai era a base di acciughe e vino e così il povero cane stette tutto il giorno digiuno; inoltre la giornata non era delle migliori e così il povero canino si sentì male per il mal di mare.
Arrivati a Piombino scaricarono velocemente la merce ricaricarono e ripartirono alla volta di Longone; altra mareggiata senza mangiar niente e con un puzzo di pesce e uva marcia allucinante.
Arrivati a Porto Azzurro, Vincenzino mise la passerella in terra per iniziare a scaricare la merce; istantaneamente il canino saltò a terra e fuggi a gambe levate per il vialone del porto.
Nessuno ha mai più rivisto il cane di Vincenzino!!